Tip off 2011!!

ottobre 27th, 2010 § 1 commento

E’ stata un’estate di cambiamenti al di là della pozza atlantica. Grandi cambiamenti.

The infinity gauntlet

Quella che doveva essere la classe di free-agent più contesa della recente storia NBA, non ha disatteso le aspettative. LeBron James, Amaré Stoudemire, Chris Bosh, Carlos Boozer, Shaquille O’Neal, Jermaine O’Neal, David Lee e tanti altri nomi di secondo piano. Tutti loro hanno traslocato verso lidi migliori, o perlomeno ne sono convinti.

Sulla scia delle transazioni da off-season, però, a rendere indimenticabile l’estate appena trascorsa, si sono accodati eventi internazionali ed intrighi di ogni genere. Ciascuno con il proprio protagonista, ciascuno con la propria trama intrecciata, ciascuno alla ricerca di un definitivo epilogo, lieto o non.

Per introdurre la stagione regolare 2010/2011, ho quindi trovato opportuno distaccarmi dalle consuete preview di team, division e premi vari. Il web ne è farcito a volontà, di valide e di meno valide. Se per qualche malsana motivazione siete ancora indecisi sul seguire o meno il carrozzone NBA per i prossimi otto mesi, ho per voi dieci ottime ragioni che sbricioleranno ogni vostra perplessità.

1. I Miami Heat, i Tres Amigos, o come diavolo li volete chiamare. La firma di Bosh e James per la franchigia che già godeva dei servigi del signor Dwyane Wade ha sollevato un polverone senza eguali. Il mondo intero li aspetta al varco: ogni loro sconfitta, ogni scricchiolio proveniente dallo spogliatoio verrà vivisezionato con cura maniacale, senza alcuna pietà.

Il compito di coach Spoelstra e del presidente Pat Riley sarà di non dare ai numerosissimi critici la benché minima occasione di campare delle disgrazie degli Heat. Non sarà facile.

2. Kobe Bryant. E volendo anche i suoi Los Angeles Lakers. Vuoi per una off-season condotta con sagacia, vuoi per il credito guadagnato con il due titoli consecutivi, i Lacustri restano i favoriti. Questo, per proprietà transitiva, fa di Kobe un serissimo indiziato alla vittoria del sesto anello. Tanti quanti sua altezza Michael Jeffrey Jordan.

Se a paragonare i due, fino ad oggi, non ci si era fatto alcuno scrupolo, figuriamoci dopo.

3. Kevin Durant. I mondiali in Turchia lo hanno definitivamente innalzato al livello dei due illustri figuri cui ho fatto riferimento ai punti 1 e 2. Team USA era stato costruito certamente meglio delle fallimentari campagne 2002 e 2006, ma se, sulla strada verso la conquista del trofeo, coach K ed i suoi hanno trovato diversi ostacoli in meno rispetto alle previsioni, il merito è unicamente del talento di KD.

I suoi Thunder, forti anche del supporto degli astri nascenti Green e Westbrook, fanno paura a molti. Per quanto paura possa fare quella che, senza ombra di dubbio, è la faccia più pulita ed amata della lega, oggi.

4. Lockout. Gli occhi di tutti sono ben puntati sul presente, ma il pensiero volge anche al futuro, e con lo scorrere del calendario si farà sempre più imponente la copertura mediatica di quella che è, a tutti gli effetti, la negoziazione di un contratto collettivo di lavoro. Argomento noioso se ce n’è uno, ma al cui esito sono appese le speranze di una stagione 2011/2012 giocata secondo i canoni regolari.

In caso contrario, come fu nell’oramai lontana stagione 1998/1999, si parlerebbe del tanto temuto lockout. Incrociate ogni parte del corpo conosciuta.

5. John Wall e Blake Griffin. Alla base di questo curioso evento, purtroppo, troviamo l’infortunio che ha impedito a Blake Griffin, prima scelta assoluta dei Clippers al draft dell’estate 2009, di calcare i parquet NBA per l’intera durata della scorsa stagione. Ebbene, tanto era grave quell’infortunio allora, quanto archiviato può esser considerato oggi; tesi al cui sostegno possono esser portati una dozzina di highlights ove il Veliero con la casacca numero 32 svolazza sopra i ferri della pre-season.

Il nome al quale ho affiancato la grande speranza della Los Angeles più sfortunata è quello di John Wall, annunciatissima prima scelta assoluta dei Washington Wizards lo scorso 24 Giugno. Anche i meno avvezzi alla matematica arriverebbero alla conclusione che in questa stagione, a tutti gli effetti, potremmo godere del debutto di due prime scelte assolute. Non una primizia, considerato quanto successo con Greg Oden tra il 2007 ed il 2008, ma un piacere del quale andremo senza dubbio ad usufruire nel corse della regular season.

6. Shaq a Boston. Undicesimo giocatore con un passato gialloviola ad unirsi agli eterni rivali dei Celtics. Peraltro, un passaggio effettuato facendo tappa a Miami e Phoenix prima, e a Cleveland poi. Nulla di trascendentale, si potrebbe pensare.

Nulla di trascendentale se il soggetto in questione non fosse una persona la cui biografia riempirebbe tonnellate di pagine. Collezionista di soprannomi, rapper e attore nel tempo libero, aspirante sceriffo e, a detta di molti, sottoscritto incluso, Most Dominant Ever.

O’Neal è al suo ultimo giro sulla giostra, e dopo aver sentito Kobe celebrare il suo quinto anello con un simpatico “Ne ho uno più di Shaq ora!”, ha fatto i bagagli per Beantown, dove si unirà a Rajon Rondo e ai Big Three, anche loro con l’ultima matrice valida in mano. Le rivali sono tante, e spesso le loro carte d’identità recitano numeri ben più incoraggianti, ma mettere insieme l’ego di The Diesel con il Celtics Pride potrebbe sconvolgere i piani di molti. Non stupitevi di vederli ancora in campo nelle ultime settimane della prossima primavera.

7. Melo e CP3. Avessero cambiato casacca anche Anthony e Paul, a quest’ora staremmo parlando di una rivoluzione di impatto pari a quella francese del settecento. Non è stato così, e viene quasi da dire “per fortuna”.

Non lo diciamo perché le cessioni delle stelle dei Nuggets e degli Hornets non sono state scongiurate, ma, con ogni probabilità, solo rinviate. Entrambi hanno fatto capire alle rispettive proprietà di non avere intenzione di rinnovare il contratto, inducendo così le franchigie a cercargli al più presto una destinazione gradita. Il coltello dalla parte del manico, infatti, lo tengono loro, avendo facoltà di bocciare le trade proposte tramite la negazione alla franchigia destinataria di un prolungamento contrattuale.

Le parti in causa saranno quindi molteplici, ed i due problemi appaiono sin da ora di difficilissima risoluzione. Non abbastanza difficili, però, da farmi credere che Carmelo e Chris vestiranno ancora le casacche di Denver e New Orleans allo scadere della deadline di Febbraio.

8. Gilbert Arenas. Il Washington Wizard dal grilletto facile è rimasto nella capitale. Contro ogni pronostico. Nemmeno il tempo di iniziare la stagione regolare, e Hibaci ha già trovato il modo sbagliato di far parlare di sé, dichiarando beatamente di aver simulato un infortunio durante una gara di pre-season per lasciare spazio e gloria ad un compagno di squadra un po’ giù di corda. Per carità, sulle buone intenzione del gesto non si discute, ma sulla forma…

A questo punto gli obiettivi sono montati sui treppiedi e lo seguono ventiquattr’ore su ventiquattro, con la certezza che prima o poi qualcosa accadrà. Più facilmente prima.

9. Adidas Revolution 30. La casa tedesca delle tre striscie ha revoluzionato le jersey NBA. Dilungarmi sui dettagli tecnici e sulla comparazione dei materiali vecchi e nuovi è una pratica che non posso e non voglio intraprendere, ma questo cambiamento, unito alla copiosa quantità di ritocchi grafici e cromatici che hanno caratterizzato almeno otto franchigie, farà guardare con maggior interesse anche ai feticisti della moda.

Personalmente, considerando non valutabili i cambiamenti di minor entità, trovo che le nuove divise di Warriors e Jazz siano splendide. Non lo avevo ancora detto, e mi sembrava opportuno cogliere l’occasione.

10. Play It USA is back. E non aggiungo altro.

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