Let me introduce myself
agosto 12th, 2010 § Lascia un commento
Risvegliato a bacchettate sulle falangi dal sempre vigile Loffio, mi risveglio dal torpore mentale che mi aveva portato a pensare tanto, abbozzare poco e scrivere nulla o quasi.
Innanzitutto, vi sono debitore di un’introduzione.
Non ho intenzione di seviziarvi con dozzine di inutili parole sulle mie innumerevoli attività, sul perché ho (ri)aperto un blog o sul perché dovreste diventare miei fedeli ed assidui lettori. No. Ho sbirciato i post introduttivi dei due blog che seguo con maggior voracità, e confesso che se nei lontani Febbraio e Giugno del 2007 mi fossero capitati davanti agli occhi, l’indifferenza avrebbe avuto la meglio sulla restante gamma di sensazioni esplorabili.
Un ceppo di fedeli lettori non si costruisce con una semplice presentazione, per quanto questa possa essere arrapante. Servono dedizione, costanza, e serve pertinenza. Se nessuna delle seguenti tematiche vi solletica le cavità più intime e recondite, quindi, non siamo fatti l’uno per l’altra. Ne sono desolato.
Io, in primis.
Esatto, quella su cui avete poggiato le pupille è la valvola di sfogo di una persona egocentrica, con manie di protagonismo ed un’elevatissima autostima. Una persona che coglie ogni occasione gli capiti a tiro per parlare di sé stessa; meglio se in terza persona, che fa un po’ squilibrato. Pensandoci bene, se il mondo non straripasse di individui alla costante ricerca del cazzo altrui (in senso figurato ovviamente), il social network della F bianca su fondo blu non vanterebbe fantastiliardi di utenti.
Ne deduco che la cosa non dovrebbe essere un problema.
In secondo luogo, l’entertainment.
Cinema, musica, teatro e chi più ne ha più ne metta basta.
Non è mia intenzione erigermi a critico di fama continentale, non sono così tanto pieno di me. Però ho occhio e orecchio, e quelle volte che mi sono stati affidati scelte, consigli e decisioni nell’ambito dell’entertainment più commerciale, ho sempre pescato bene. Non come il Bro, che ha rischiato il linciaggio portando una ventina di persone al multisala a vedere Il regno del fuoco.
A concludere: il baloncesto, la pallacanestro, il basketball.
Se il Signore avesse distribuito in egual misura amore per il gioco e talento, i bambini ai cancelli delle scuole si pagherebbero le dosi di crack a suon di mie Upper Deck autografate. Sfortunatamente, al termine di una carriera giovanile soddisfacente, ma trascorsa costantemente in seconda e terza fila, mi è stata posta dinanzi una gamma di alternative che a nessuno auguro di dover affrontare: “Quella è la tribuna, quella è l’uscita, decidi tu”. Presi l’uscita.
La scelta, con il senno di poi, si rivelò felice, ma l’amore per la palla a spicchi non cessò di scorrermi nel sistema cardiocircolatorio.
Pagina 230 di Televideo, UFN su Telemontecarlo, la diffusione di internet ed il primo adorante approccio ad NBA.com, ore e ore sotto il sole a tirare a canestro al campetto del quartiere e ai campi blu del Parco Bissuola. La relazione tra me e lo sport delle retine e dei tabelloni è costellato di istantanee di varia estrazione, e procede tutt’ora con regolarità: i pilastri su cui si basa sono le notti in bianco davanti alla tv, una quasi costante esplorazione dei social media cestistici ed una pratica assidua nel corso dei mesi estivi; questi schermi, vi terranno aggiornati sul suo procedere.
Credo di non avere altro da aggiungere. Ah, oggi mi è arrivato il pallone nuovo.
Qualora la presente per voi non fosse sufficiente, vi invito ad impugnare Stalking 101 e a raccogliere quantità indicibili di informazioni riguardanti il sottoscritto su Twitter, Facebook, Tumblr, NikeRunning, Foursquare, Flickr, aNobii, eticì eticì.
