Review: Adventureland
luglio 22nd, 2010 § 3 commenti
Non è il massimo inaugurare un blog con una recensione cinematografica, lo so. È un cliché di cui la rete è tappezzata.
Figuriamoci poi se tale post è dichiaratamente ispirato ad un altrui scritto di recente pubblicazione. Un plagio in tempi da record.
Il curriculum del regista, cui il poster promozionale fa coraggiosamente riferimento, non è certo il più arrapante dei preliminari. Il cast, eccezion fatta per Ryan Reynolds e per quella Kirsten Stewart che non possiamo esimerci dal definire la Bella di Twilight, è un collage di volti e nomi personalmente sconosciuti. Ad essere onesti, me lo avessero proposto a suo tempo come film-infrasettimanale-al-multisala, avrei pescato senza esitazione dal barattolo delle scuse per risparmiarmelo.
Con queste premesse, il mio sinistro con Adventureland non poteva che essere figlio di un casuale allineamento di corpi celesti.
Era la tarda serata di giovedì 8 Luglio. Lo so per certo, perché la carovana circense della pallacanestro mondiale penzolava ammirante dalle labbra del suo pagliaccio più famoso, in attesa che questi annunciasse la futura sede delle sue effimere acrobazie. Ma questa è un’altra storia.
Ad ogni modo, spalmato a dovere sul divano del salotto, avevo appena archiviato il finale di stagione di White Collar con uno sbadiglio cavernicolo e, tra le pieghe della programmazione satellitare, cercavo un filler per i restanti minuti che mi separavano da The Decision.
Sbam.
Personaggi tardo-adolescenziali, ambientazione nella profonda provincia pittsburghiana, un parco divertimenti di seconda categoria a fare da sfondo a tresche sessuali e sentimentali, una colonna sonora irrimediabilmente eighties: gli elementi a supporto di una trama poco originale ci sono, ed hanno gambe robuste, e poco male se non si va molto oltre il tipico copione a lui piace lei e a lei piacerebbe lui, con tutte le divagazioni e le complicanze necessarie a renderlo tecnicamente un lungometraggio.
Anticipare il telefonatissimo lieto fine, poi, non renderà certo più o meno insipide le due ore di visione della pellicola. Per niente.
Il piacere sta tutto nel mezzo: nel caleidoscopio di personaggi di secondo e terzo piano; nelle splendide t-shirt games e rides entro le quali i personaggi tengono a bada tempeste ormonali monsoniche;nella scelta di un cast credibile, dove anche il fisicatissimo Reynolds gioca il ruolo del perdente. Personalmente, credo stia anche nelle molte analogie che ho potuto trovare tra lo srotolamento della trama e le molte stagioni estive trascorse a lavorare e scorrazzare sul litorale jesolano. Facile che, inconsciamente, il mio apprezzamento per Adventureland sia quindi viziato sin dal principio; altrettanto facile che, il giorno che vi verrà voglia di una commedia diversa dalle altre, sappiate dove andare a pescare.
Nota a margine: a poche ore dalla visione del film, e dopo un rapido controllo incrociato tra IMDb e YouTube, ho potuto scaricare (legalmente) uno dei pilastri della musica da struscio: quel “Don’t dream it’s over” che avevo sempre ignorato appartenere ad un gruppo chiamato Crowded House.



me la son letta tre volte ma….
dov’è il plagio?
(tra l’altro sul mio blog appariva solo la parola “plagio” e pensavo che qualche squilibrato del web ce l’avesse con me)
Per avercela con un regbista qualche rotella fuori posto è indispensabile, ma non è il mio caso per fortuna.
Comunque il plagio è ideologico più che altro: leggendo di come sei venuto a conoscenza di Cella 211 mi si è disegnato in testa il pezzo su Adventureland. Tutto qui.
Ora che ci penso il plagio è tutt’altra cosa.
beh? già finito l’esperimento del blog? Forza, a scrivere!